Questa volta Piazza del Duomo, fino a oggi necessario supporto fisico, spesso decorativo, di ciò che vi accade sopra, ho deciso di farla a pezzi, oppure di farla del tutto o in parte scomparire … Ecco allora personcine – parlo delle dimensioni vista la distanza – in bilico nel vuoto sul ciglio di una mattonella, altre su zolle di selciato sparse in giro come isole, altre ancora che si muovono straniate con le proprie ombre appoggiate al nulla, passanti-passeggeri che fluttuano, si guardano o sembrano scrutarsi non comunicanti e irraggiungibili su improbabili tappeti volanti estratti dalla pavimentazione della piazza. Ecco pseudo-muri che sembrano frapporsi o inglobare chi tenta di attraversarli … E intorno il bianco, come da titolo. Da cui o verso cui tutti vengono o si dirigono. O dove sono immersi. Qui si apre, se si vuole, il discorso sul significato di questo colore-non colore. Anzi, la sintesi estrema di tutti i colori. Che è anche simbolo di purezza, di assoluto, di vita. Ma, se si cambiano le coordinate geografiche, di lutto e di morte. Oppure di totale assenza, del nulla, di spaesamento. E per paradosso di totale presenza – il classico foglio bianco potenziale contenitore di opere ordinarie e straordinarie. E’ il colore della calda luce estiva e del freddo dell’inverno … Quindi ce ne dovrebbe essere abbastanza per dire tutto e il suo contrario … Giuliano Leone
Giuliano Leone – Into the White

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