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Visioni periferiche- di Laura Zulian

Visioni Periferiche

Le periferie della nostra città rappresentano una sorta di non luogo, residuo di una non-pianificazione del territorio ma anche una terra di confine brulicante di incontri tra il nuovo che avanza e i retaggi di un passato di città industriale che fatica ad essere dimenticato.Il lavoro è partito nella mia testa moltissimo tempo fa, quando mi sono imbattuta nei lavori di Gabriele Basilico, special modo i suoi ritratti di fabbriche. Io, romana di nascita e milanese di adozione, è come se avessi visto Milano per la prima volta. Ne ho scoperto un lato dimesso ma affascinante e di un eleganza, per me, rara. Un po’ come sbirciare una bella donna appena sveglia e scoprire che, anche se stropicciata e senza trucco, è bella, bella della sua bellezza più vera. E così, partendo da quelle pagine in questi mesi ho percorso le zone di rubattino, lorenteggio, romolo, greco pirelli, sesto san giovanni, innamorandomi di questi luoghi periferici ad ogni passo. Il mio amore per il minimalismo mi ha portato a raccontarli usando un linguaggio il più possibile lineare e scarno, cercando di accentuare ulteriormente quella sensazione di non luogo e di estraniamento che tutti questi luoghi mi trasmettono.

Laura Zulian

Via Francesco Soave 8,

20135 Milano

+39 328 9694938

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1 risposta »

  1. Mi piacciono. Mi piace la coerenza formale e la serialità: foto frontali, ricerca costante e contemporanea di simmetrie e dissimmetrie, leggera sovraesposizione, toni molto simili tra loro. Si vede che è frutto di una ricerca, di tanta osservazione di luoghi e di altri fotografi. Come tu stessa dici, il punto della ricerca non è tanto l’originalità (l’antiestetico urbano è un tema che molti hanno affrontato sia dal punto di vista urbanistico/architettonico, sia formale, sia simbolico/metaforico) ma il vero e proprio piacere fisico che tu provi di fronte a questi luoghi e che a mio parere riesci a comunicare molto bene a chi osserva i tuoi scatti grazie agli elementi detti sopra.

    In questa serie in particolare le più riuscite e concentrate mi sembrano 23, 41 e 61, mentre 110 è davvero eccellente. In 110 però mi pare che il soggetto ti abbia costretto a seguire una strada un po’ diversa: ti sei dovuta allontanare e hai cambiato il rapporto tra parti piene e parti vuote del frame.
    Ti direi una cosa – ma butta pure nel cestino se credi 🙂 – essendo così ben riuscita, forse questa foto può suggerirti una strada in cui al piacere visivo puoi coniugare anche una forte dose di originalità e di visione personale, la capacità non solo di documentare, ma di creare un mondo (come non essere rapiti dall’elemento “metafisico” che emana da questa immagine? non è più “quel luogo”, è diventato un’icona).

    (un unico appunto sulla presentazione: non-luogo e architettura industriale sono temi piuttosto distinti. l’industriale, per quanto poco pianificato, non è un non-luogo perché svolge anzi funzioni precise e centrali nella produzione sociale. il non-luogo, concetto a dire il vero un po’ ambiguo, è invece disfunzionale, almeno a un primo sguardo)
    (scusa la prolissità)

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