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Fornace Curti di Daniela Loconte

Per molti milanesi la Fornace Curti è un luogo ancora sconosciuto.

La prima bottega della Fornace era situata alle Colonne di S. Lorenzo sul Naviglio che scorreva dove ora passa la Via De Amicis. Era il lontano 1400 e per volere di Bianca Maria Visconti, moglie dell’ allora Duca di Milano Francesco Sforza, si iniziava il cantiere dell’ ospedale Maggiore (Ca’ Granda) su progetto di Antonio Averulino detto il Filarete. Fu allora che l’ esecuzione di parte delle formelle e dei mattoni sagomati modellati dal Solari e dal Guiniforte venne affidata alla Fornace di Giosuè Curti nobile al servizio degli Sforza. Nel medesimo periodo anche Fondulo, architetto e scultore delle formelle della Certosa di Pavia effettuò dai Curti la cottura di molti dei suoi fregi architettonici.
Espandendosi sempre più la città, la fabbrica nel 1700 con Pietro Curti si trasferì sulla Ripa di Porta Ticinese. Poi con Curti Felice si spostò nel 1800 alla Conchetta sul Naviglio Pavese. In questa nuova sede un furioso incendio distrusse molti documenti della famiglia che, in seguito a questa sventura, si trasferì con Curti Attilio nei primi del 1900 nella attuale sede dove, prima Francesco e poi Alberto hanno continuato a mantenere viva la tradizione del cotto lombardo.
La Fornace è sempre stata frequentata da artisti che qui si approvvigionavano di argilla, cuocevano le loro sculture e dipingevano le loro maioliche​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​.

Attualmente nel Villaggio sono presenti alcune sale a disposizione degli hobbysti ceramici con tutto ciò che occorre e diversi atelier che vengono dati in uso ad artisti (quali scultori, pittori, fotografi) che esprimono la propria arte nella quiete del borgo.

Io ho ritratto due di loro: Vincenzo Improta e Anne- Alexandra Bacchetta.

Daniela Loconte​​​​​​​​​​​​

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