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Caro Mimmo, Francesco Viceconti

Caro Mimmo, ti scrivo questa missiva per ringraziarti, della tua opera e tenacia, della tua voglia di scoprire e indagare il mondo. Il tuo modo di scavare nella realtà, di scomporla e ricomporla, di manipolare la materia per far nascere una nuova opera, è stato ed è ancora una ventata d’aria fresca in un mondo in cui lo standard è e deve essere rispettato per omologarsi al sentir comune!

Con queste immagini non ho assolutamente voluto imitarti, cosa assai difficile, ma semplicemente omaggiarti. Ho scomposto e rimescolato la città un po’ a modo mio, ricercandone le contraddizioni e la sua bellezza, l’ho catturata e incisa nella pellicola molteplici volte. Non raschio muri ricoperti di manifesti ma il supporto su cui la luce disegna se stessa, più e più volte fino a che non si arriva alla sua essenza. La città è frenetica, la città è veloce, si sovrappone di eventi, propone. Il giro del mondo in ottanta vini, i palazzi si evolvono e diventano grattacieli, le fattorie sintetizzate in scaffali riposti in supermercati, lavoro che ci serve per comprare un’automobile che a sua volta ci serve per andare a lavorare. I muri sono diventati il mezzo di propaganda discreta di ideali estremizzati, dove ogni spazio è potenzialmente VINTAGE in uno SPAZIO NON ASSEGNATO e le stazioni sono ancora il luogo dell’arrivo-attesa-partenza! C’è ogni sorta di SHOP e STORE, ma esiste un solo REAL ESTATE che non vende sogni, regala fantasmi!

Ciao, bellissimo, ciao!

Francesco Viceconti

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