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Women: fotografie di Milton H. Greene al Centro Culturale Candiani di Venezia-Mestre – di Edoardo Pilutti

Edoardo Pilutti

Manifesto WOMEN di Milton H. Greene, foto di Edoardo Pilutti

Women: fotografie di Milton H. Greene al Centro Culturale Candiani di Venezia – Mestre – di Edoardo Pilutti. Nato nel 1922 a New York, attratto dalla pratica fotografica fin dai suoi quattordici anni, Milton H. Greene completa la sua formazione artistica presso il Pratt Institute di Brooklin. Fin da giovane inizia a collaborare con varie riviste d’attualità e moda come Harper’s Bazaar e Life. Già a ventitré anni riesce ad ottenere grandi riconoscimenti riguardo alla produzione di fotografie a colori e nel 1953, quando a trentuno anni incontra Marilyn Monroe, è già celebre per le fotografie di moda e per i ritratti di personaggi famosi. Proprio nel campo del ritratto di celebrità, Greene dimostra delle eccezionali abilità, per la fiducia che riusciva ad infondere alle attrici ed agli attori, per l’originale creatività delle pose che suggeriva e per la capacità di consacrare la bellezza.
Proprio con la Monroe (pseudonimo di Norma Jean Baker, nata a Los Angeles nel 1926 e morta a Hollywood nel 1962) , Greene riuscì a stabilire un rapporto di intima complicità che portò alla produzione di circa cinquemila ritratti scattati all’improvviso o preparati, in interni domestici e cinematografici o in mezzo alla natura, che riescono quasi a cogliere l’anima della giovanissima diva. Tale sodalizio durò tre anni, da quando Milton fu inviato a Los Angeles a fotografarla per Look Magazine, fino a quando Marilyn sposò il drammaturgo Arthur Miller.

 

Milton H. Greene

Milton H. Greene, Accappatoio bianco, New York 1955

In Greene la Monroe trovò un amico fidato ed un riferimento sicuro: grazie anche a lui, in seguito ad una battaglia legale sciolse l’insoddisfacente contratto che la legava alla 20th Century Fox e fondò con lui una nuova casa cinematografica, la Marilyn Monroe Productions, che la portò anche a vincere un premio David di Donatello per una sua interpretazione. Per quei tre anni, fino al 1956, addirittura abitò nella casa del fotografo e di sua moglie, nel Connecticut, cosicché poterono essere effettuate delle istantanee che dettero dell’attrice un’immagine più autentica e naturale, in cui si intravvedeva, come sottolineò Anthony Burgess e come è ricordato da una lunga didascalia in mostra, una “soffice, arrendevole vulnerabilità che gli uomini considerano l’essenza stessa della femminilità.”

Certo che oggi parrebbe fuori luogo sostenere le considerazioni di Burgess sulle fotografie fatte da Greene alla Monroe: i tempi sono proprio cambiati nel mondo occidentale, a partire dal movimento femminista del Sessantotto per giungere alle recenti denunce di molestie e ricatti sessuali di tante attrici statunitensi ed italiane. Denunce che però hanno portato, per reazione, alla stesura della nota lettera – manifesto in favore del corteggiamento maschile, necessariamente connotato da aggressività (ricordiamone l’etimologia: dal latino aggredior, avvicinarsi ) scritta e pubblicata da donne intellettuali, giornaliste, psicologhe, psicoanaliste e attrici francesi fra cui Catherine Deneuve. I confini fra galanteria, corteggiamento insistente, corteggiamento non desiderato, importunare e molestare sono labili e soprattutto dipendono dal contesto, dal tipo di relazione preesistente, e dalla personalità oltreché dalle pregresse o permanenti sofferenze dei soggetti coinvolti.

Com’era scritto nel manifesto, c’è il rischio che un neo puritanesimo, usando gli argomenti della fragilità e della conseguente necessaria protezione delle donne, le inchiodi invece ad uno status di eterne vittime, “di poverette dominate da demoni fallocrati, come ai bei tempi della caccia alle streghe”. Tra l’altro proposte poco decenti possono essere fatte anche da donne nei confronti di uomini ( una certa filmografia nordamericana, penso in particolare ad alcune interpretazioni di Michel Douglas, ha ormai svelato anche questa realtà ). Anche in Italia comunque capita che un piacente impiegato 26enne si veda sventolare davanti agli occhi un mazzo di chiavi dalla collega 40enne madre di famiglia e felicemente sposata, la quale approfittando dell’ufficio deserto all’orario di chiusura gli dica: “Sai cosa sono queste? Le chiavi di un pied-à-terre!” E al giovane imbarazzato, che non gradisce, non viene in mente nient’altro da dire, per bloccare l’inopportuna, se non, fingendo ignoranza francofona : “Ma che cos’è un pied a terre?”. Di episodi come questo se ne potrebbero raccontare…

Certo, le violenze sessuali sono altra cosa, sono un crimine, un’enorme violenza contro il soggetto che le subisce, capaci di lasciare profonde ferite anche psichiche nel tempo. Purtroppo per l’umanità, nel passato erano una regola: fino a pochi decenni fa, ben lo sapevano, per fare solo un esempio, adolescenti maschi e fanciulli che lavoravano nelle miniere siciliane e sarde, seminudi per il gran calore e la mancanza d’aria nei cunicoli, preda dei minatori più grandi, che da piccoli avevano subito la medesima sorte.

 

Milton H. Greene

Milton H. Greene

Fortunatamente la società occidentale si sta evolvendo verso il riconoscimento di reati prima non identificati e verso la tutela di un sempre maggior rispetto reciproco. D’altra parte non sarà facile capire quale sia il giusto confine, il limite oltre al quale dalla tradizione italiana dell’amor cortese e boccaccesco ( nel senso letterario e poetico del termine) si rischia di travalicare nella molestia anche solo psichica. Inoltre la comparazione dei due seguenti dati statistici suscita riflessioni paradossalmente allarmanti: da un lato la grave diminuzione delle nascite nei paesi occidentali ( e l’Italia in questo primeggia, anche per varie patologie somatopsichiche, per infertilità maschile o femminile), dall’altro l’elevatissima percentuale di gravidanze conseguenti a stupri . Una tendenza dell’Occidente parrebbe essere quella di sostituire il tradizionale gioco della seduzione e del conseguente, anche se procrastinato, rapporto sessuale, con la fecondazione in vitro, in laboratorio, da parte di medici e tecnici. La pratica sessuale sarà riservata a sempre meno soggetti? Ci saranno sempre maggiori interventi statali e sanitari in tal senso, normativi e suppletivi? Molti si stanno già escludendo dal vivere l’erotismo, appunto con le varie forme di patologia del desiderio, impotenza, frigidità. Una sorta d’identificazione con l’aggressore, un meccanismo mentale di difesa inconscio che però si ritorce sul corpo. Il disagio della civiltà, il peso della nostra cultura tecnologica. E l’aggressore potrebbe essere proprio la razionalità, la parcellizzazione e la suddivisione della scienza, l’integerrima morale non solo nelle opere ma anche nelle parole e nei pensieri.

Questi ed altri pensieri possono presentarsi al visitatore delle sale del Centro Culturale Candiani, che per la prima volta in Europa (unico precedente l’Arlington Museum of Art di Dallas, Texas) espone oltre cento stampe fotografiche e provini dello stutunitense Milton H. Greene, dalla collezione Elizabeth Margot, a cura di Anne Morin in collaborazione con diChroma Photography. .
Numerose sono le famose e fascinose attrici i cui ritratti sono esposti al Centro Culturale Candiani ( che in questo periodo presenta anche una mostra di dipinti provenienti dalle raccolte dei Civici Musei di Venezia come Ca’ Pesaro ed il Correr), da Geraldine Chaplin a Kim Novak, da Audrey Hepburn a Lucia Bosé, da Marlene Dietrich a Doris Day assieme a Cary Grant. Si tratta di scatti effettuati prevalentemente negli anni Cinquanta ed nei primi anni Sessanta, improntati a divismo e castità. Già diversi sono gli scatti degli anni Ottanta relativi a Susan Sarandon, che appare seminuda e contornata da un’aura pudicamente erotica. Ma l’immagine più erotica pare essere quella che nel 1953 a New York ( aveva 27 anni) ritrae Marilyn in accappatoio bianco: un tessuto di morbida spugna che riproduce, magari involontariamente e a sua insaputa, le più intime pieghe del corpo.

L’esposizione è completata dalla proiezione continua del video Marilyn vs. Marilyn ( 59’ 32”, ideato e diretto da Patrick Jeudy nel 2002 e prodotto da Point du Jour , che raccoglie svariate immagini documentaristiche sulla vita della celebre stella: da non perdere quando, ad un pubblico di giornalisti ed ammiratori fanatici, assiepati di fronte al suo balcone, lancia, prima una poi l’altra, le sue scarpe come un mazzo di fiori nuziali, preoccupandosi seriamente subito dopo che l’accappatoio non le si fosse aperto troppo sul seno.

Edoardo Pilutti

edoardo.pilutti@gmail.com

Marilyn Monroe

Milton H. Greene,Marilyn Monroe, Los Angeles 1953

WOMEN (Marilyn & Milton – fashion & celebrities) Fotografie di Milton H. Greene

Centro Culturale Candiani

piazza Candiani Mestre Comune di Venezia Venezia Cultura
Fino al 29 aprile 2018 dal mercoledì alla domenica dalle 16.00 alle 20.00 anche il 25 aprile
Ingresso libero

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