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Work in progress, “luna, il mio ultimo giro di boa”, di Elena Santoro

“Luna, il mio ultimo giro di boa” è un progetto che porto avanti da un po’, ancora in fase di riflessione, elaborazione ed esplorazione. (propongo alcuni scatti di questa ricerca).

PROGETTO
“Mi sono appassionata al gesto e ho cercato un’estensione degli occhi attraverso il movimento.

Ho provato a disegnare con la macchina fotografica appuntando una serie di grafismi e fondendo con la luna l’illuminazione notturna, ho cercato nuove immagini, un dialogo fra i vari elementi.
Attraverso il movimento ho scoperto la gestualità dell’immagine. Con un leggero movimento tutto può essere stravolto, cambiano i significati e le prospettive si annullano per lasciare spazio a segni che incidono lo sfondo e a sovrapposizioni che vanno a comporre con il gesto nuove immagini.

Queste fotografie sono serate passate a testa in su, osservando il cielo e aspettando la luna piena. Esse sono l’attesa, il tempo che passa, il giorno che volge al termine. Sono la traccia del cambiamento che si avvicina, il sospiro verso il passato, il cambio di rotta. Ho scelto di guardare il cielo, di cercare la luna e di provare ad immaginarla staccata dal suo sfondo, di presentarla oltre il suo spazio pre-definito, di guardarla non per quello che è, ma per quello che può essere (per me).
La luna, il cielo, le luci: è come se fossero stati l’ennesimo pretesto per fotografare, per allontanarmi dal punto di partenza ed abbracciare tutto il resto, tutto quello che silenziosamente nasceva dal tempo che scorreva. Tutto era legato a quante sere ancora la luna fosse stata lì… e tutto mi portava verso il bello, la leggerezza e il profumo della vita.

Ho potuto cogliere un nuovo sapore, quello che lascia il piacere del fare, il pensiero che sconfina nel gioco. Ciò ha permesso al mio sguardo di tuffarsi verso un altro luogo, di maggiore consapevolezza, senza appesantire il volo. Mi piace pensare che la mia fotografia sia costituite di immagini fatte di poco, di immagini alle quali basta poco per esserci. Una fotografia che non ha interesse a presentare quello che c’è, ma ciò che si colloca oltre l’apparenza che s’impone agli occhi. Cerco di varcare il confine di un reale consumato, di superare un primo contenuto. Di privilegiare, in definitiva, un secondo sguardo.”

.es.

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