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Dal 1400 “Fornaciai” a Milano, di Nerella Buggio

Dal 1400 Fornaciai a Milano

Si entra per curiosare, si resta per respirare la pazienza che l’arte richiede, la cura, l’attesa, la trepidazione. Mi son tornate in mente le parole che Pèguy scriveva nel 1914, ed oggi così contemporanee.

“Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario. Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura. (…)

E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio delle cattedrali.

E sono solo io – io ormai così imbastardito – a farla adesso tanto lunga. Per loro, in loro non c’era allora neppure l’ombra di una riflessione. Il lavoro stava là. Si lavorava bene. Non si trattava di essere visti o di non essere visti. Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto” (Charles Pèguy – L’argent – 1914)

Nerella Buggio
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