fotografia

Corpo in situ, di Francesco Summo

Sarà perché dipingo da anni e ho imparato molto giovane da un pittore di Milano a disegnare solo contorni di nudi femminili con il carboncino: linee che si toccano, si intersecano e fuggono per rincontrarsi qualche curva sinuosa più in là, in completa ed estatica armonia; sarà proprio per questo che fotografare un paesaggio: città o campagna, senza la figura umana non ce la faccio. Mi piacciono le linee rette delle architetture e degli oggetti urbani che contrastano con quelle sinuose del corpo umano, oppure quelle ondeggianti della campagna che si armonizzano con quelle tondeggianti di una figura di uomo, di donna o di bambino. Mi piacciono le gambe incrociate tornite e femminili che formano una ipotetica “x” per ipotetiche linee che incrociano e creano il punto focale della superficie fotografica; braccia alzate che slanciano la massa di corpi umani ammassati; la flessione di una schiena che chiude ad arco unendosi a un segmento rigido di uno stipite. Un corpo di profilo è appoggiato con le spalle ad una parete? Ecco apparire un triangolo retto. A volte anche un naso, un dito, un minimo particolare umano può dettare direzioni che armonizzano l’immagine. E l’abbigliamento? Se dentro non vi fosse un corpo difficilmente si armonizzerebbe con ciò che le sta intorno; oppure due corpi vicini che si parlano, ( o si baciano), formano un cuneo che va ad intersecarsi con le linee perpendicolari di un cornicione. E ancora, mentre tra la massa scura di corpi che la prospettiva fa convergere verso l’esterno, verso il contorno dell’immagine, un corpo femminile massiccio e bianco s’incunea al centro e quel corpo ha anche uno sguardo teso verso lo spettatore. Insomma, tante forme e linee che creano masse e direzioni, che la figura umana ci dice di pesare e seguire con gli occhi, come in un viaggio tra i sensi, i segni e la comunicazione.

Francesco Summo

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