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PhotoMilano, la fotografia e un grano di follia – di Francesco Tadini

Francesco Tadini

Francesco Tadini, foto di Gianfranco Bellini

PhotoMilano, la fotografia e un grano di follia – di Francesco Tadini.  Perché PhotoMilano ha un grano di follia? Perché lo scopo di questo “club fotografico milanese” è far crescere un gruppo, non solo “quelli bravi”. Perché se la fotografia è la divinità del nuovo millennio non è solo questione tecnologica (il mezzo è a disposizione di tutti, in tasca) o di marketing (la capacità di sfruttare la sua diffusione rapida tramite i social) … ma riguarda un intimo bisogno umano: quello di rispondere alla nota triplice domanda: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Che , poi, è anche il titolo di un bellissimo quadro di Paul Gauguin del quale lui stesso scrisse: Prima di morire ho trasmesso in questo quadro tutta la mia energia, una così dolorosa passione in circostanze così tremende, una visione così chiara e precisa che non c’è traccia di precocità e la vita ne sgorga fuori direttamente.

La vita che sgorga direttamente, senza mediazioni. Energia che chiede di uscire (dal sé?) e di prodursi in un effetto riguardante chiunque ami il piccolo miracolo che ogni vita rappresenta. A questo si deve il successo universale e contagioso – in questo senso, del tutto nuovo – della Fotografia. Forse, si potrebbe dire, la scrittura-con-la-luce serve, oggi più che mai, a essere-nella-luce di cui è fatto (a saperlo rappresentare, poi, certo, anche!) ogni attimo dell’esistenza.

Forse, poi, si potrebbe pensare che la fotografia (metto “a fuoco” sopratutto i giovani) venga imparata come la lingua che parliamo (e grazie alla quale possiamo dire anche “Silenzio!”): utilizzandola. E stop. La scuola arriva dopo (che non vuol dire, naturalmente, mai!) . La grammatica, poi…

Dice il saggio (e rammentano i commendatori del photo-world che, potessero, leverebbero la macchina fotografica dalle mani di chiunque non faccia parte di una gilda professionale): la Fotografia ha delle regole che vanno rispettate. Dice il mondo: le regole del Nuovo Vedere vanno istituite, destituite e re-istituite a oltranza (e si noti che a contribuire a progettarle è gente che ha qualche laurea in più della media dei fotografi professionisti).

Nuovo Vedere, Nuovo Sentire – forse – fanno parte della vita come fossero mete di un Nuovo Viaggiare. E ogni viaggio è crescita (e, insieme, perdita, senza la quale non si cresce, o no?) …di un individuo che trova se stesso solo se riesce a seguire i sassolini bianchi illuminati dalla Luna percorrendo un (qualunque) sentiero. E gli exif, qui, non sono che riferimenti geografici validi per gli Atlanti (chi se li ricorda?).

Le edicole non hanno (quasi) più giornali, la nebbia è (quasi) scomparsa in una città – come la nostra amata Milano – che non fa i conti con una ricostruzione post-bellica (grazie al Dio dell’Impermanenza: bisogna ricordarselo e sperare che duri). Facciamo i conti con l’effimera crescita che esclude molti dal benessere minimo. Ma in questa corsa al futuro ci piace sperare che la parola Civiltà abbia un senso. Ancora e ancora. E che questo non corrisponda al desiderio desiderato dalla prima persona singolare, ma da un verbo collettivo. Dalla forza impetuosa del Noi.

Forse, ancora e ancora, l’unione fa la forza. Léggasi: l’azione congiunta di persone diverse, di capacità e “forza” differenti – anche di gusti e mentalità! – produce un’energia (cinetica e potenziale) superiore alla semplice somma di quelle individuali.

Che è come dire, parlando di questa somma “photomilanese” che c’è chi è bravo a far foto (generalisticamente parlando), chi a scrivere articoli, chi a innescare micce teoretiche, chi a posprodurre, chi a dare “tono poetico” anche a una scatola da scarpe nell’angolo di una vecchia fabbrica in disuso, chi sa do-cu-men-ta-re, chi spolvera l’analogico e lo fa tornare di moda, chi sa vedere i due (tra i mille) di una piazza affollata che non sono solo “passanti” ma “essenti” in un racconto coerente, chi prova rozzamente a sperimentare (ma affinerà la materia solo partendo dal “grezzo”), chi sa giocare e far rimbalzare parole dentro a immagini e viceversa, chi sa organizzare il lavoro di molti (spesso serve!), chi sa seguire stelle con marchingegni tecnici da far invidia alla NASA…

Questa unione vale di più della più bella (o buona) foto producibile e postproducibile. O, forse, si potrebbe dire che qualunque risultato – anche individuale – di eccellenza narrativa / fotografica venga raggiunto da chi sappia trarre linfa (e nutrirsene) anche da un’esperienza collettiva, varrà lo sforzo comune. Come a Teatro (chi ci ha lavorato, lo sa) anche l’ultimo degli “ingranaggi” – di una macchina collettiva funzionante – avrà contribuito a quel risultato non meno dell’attore più in vista.

Così vedo e sento io le cose. Così traggo gioia dalla constatazione che un numero elevato di persone in questo “piccolo miracolo” photomilanese ha già stabilito relazioni d’affetto.

E così, con la fortissima collaborazione di molti di voi – tra i quali nomino Walter Ciceri che sta costruendo, pezzo su pezzo, una macchina da corsa vera (si chiama HUB Photomilano: vedi LINK e iscriviti)  – io e Melina Scalise intendiamo dare molte delle nostre energie a questo magnifico Noi!

Quello che seguirà sarà pura vitalità.

Francesco Tadini

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